Nel paddock di Sakhir il dibattito sulle monoposto 2026 continua ad accendersi. Dopo le parole pungenti di Max Verstappen, anche Fernando Alonso ha espresso dubbi piuttosto netti sulla nuova filosofia tecnica della Formula 1, evidenziando come la crescente centralità della gestione energetica rischi di snaturare il ruolo del pilota.
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La guida sempre più legata all’energia
Entrando nel merito, Alonso ha spiegato come l’attuale generazione di vetture tolga parte della sfida al pilota. A suo avviso, le F1 di fine anni ’90 e dei primi 2000 rappresentavano il riferimento in termini di piacere e difficoltà di guida: monoposto leggere, rumorose e nelle quali il tempo sul giro si costruiva soprattutto prendendo rischi in curva.
«Sono diverse. Tutta questa energia toglie un po’ di sfida al pilota», ha osservato il due volte campione del mondo. «Negli anni ’90 e primi anni 2000 erano le macchine migliori da guidare: il tempo lo trovavi rischiando di più, entrando forte nelle curve veloci».
Oggi, invece, la priorità è diventata la gestione dell’energia disponibile. Secondo Alonso questo cambia profondamente l’approccio: «Ora non c’è più da prendere rischi come pilota, si tratta di avere più energia. La usiamo tutti sui rettilinei e in curva non vogliamo sprecarla».
Il risultato, nella sua lettura, è un paradosso tecnico: si va più piano proprio nel punto dove storicamente il pilota faceva la differenza. «Andando piano in curva, la funzione principale del pilota, che è rischiare tutto, sta un po’ morendo».
Il caso emblematico di Curva 12 in Bahrain
Per spiegare concretamente il fenomeno, Alonso ha citato la Curva 12 del Bahrain, tradizionalmente uno dei punti più impegnativi del tracciato. In passato, ha ricordato, la scelta del carico aerodinamico era finalizzata a percorrerla in pieno, lasciando alla sensibilità del pilota il compito di fare la differenza.
«Qui in Bahrain la Curva 12 è sempre stata molto impegnativa. Prima sceglievi il carico per farla in pieno», ha raccontato. Con le vetture 2026, però, lo scenario cambia radicalmente: la necessità di preservare energia per i rettilinei successivi porta i piloti ad affrontarla sensibilmente più piano.
«Ora siamo circa 50 km/h più lenti perché non vogliamo sprecare energia lì», ha spiegato. «Invece di farla a 260 km/h la fai a 200 km/h, e a quella velocità chiunque può guidare la macchina, anche uno chef». Un cambiamento legato anche al comportamento dell’MGU-K, che in alcune curve veloci non eroga potenza per entrare in fase di recupero energetico, lasciando il solo motore termico a spingere la vettura.
Una Formula 1 diversa, ma pur sempre F1
Nonostante le critiche, Alonso ha comunque mantenuto uno sguardo pragmatico. Lo spagnolo riconosce che la Formula 1 è sempre stata un equilibrio tra tecnologia e guida e che anche in passato i piloti hanno dovuto adattarsi a diverse priorità prestazionali.
«Capisco i commenti di Max», ha ammesso, sottolineando però come in altre epoche il fattore dominante fosse, ad esempio, il carico aerodinamico. Alla fine, il verdetto definitivo è rimandato alle prime gare: «Abbassiamo la visiera e andiamo. È sempre lo stesso motorsport. Dopo tre o quattro gare avremo un’idea più chiara».
Il messaggio, però, è arrivato forte e chiaro: nella F1 2026 la sfida per i piloti potrebbe passare meno dal coraggio in curva e sempre più dalla gestione intelligente dell’energia.