Il caso dell’ala anteriore Mercedes visto in Cina si è rapidamente ridimensionato dopo le verifiche successive al weekend di Shanghai. Quello che inizialmente era sembrato un possibile escamotage tecnico si è rivelato, in realtà, un semplice errore di calcolo da parte degli ingegneri di Brackley.
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Ala Mercedes: irregolare secondo la FIA, ma nessun provvedimento
Secondo quanto emerso, il comportamento anomalo dell’ala Mercedes non era intenzionale: il problema riguardava la pressione idraulica utilizzata per attivare la chiusura dei flap mobili. In determinate condizioni, soprattutto alle alte velocità, il sistema non riusciva a rispettare con precisione il tempo massimo di transizione imposto dal regolamento, fissato in 400 millisecondi.
Proprio questo dettaglio aveva alimentato i dubbi dopo la gara, quando diversi video avevano mostrato una chiusura apparentemente più lenta rispetto a quella delle altre monoposto. Tuttavia, la causa non era legata a un progetto “bi-fase” o a una soluzione studiata per aggirare le regole, ma a una calibrazione non corretta del sistema idraulico.
Mercedes è intervenuta tra il GP di Cina e quello del Giappone per risolvere il problema sulla W17, inclusa la vettura di Kimi Antonelli. Le spiegazioni fornite dal team sono state ritenute credibili dalla FIA, che ha quindi escluso qualsiasi violazione volontaria del regolamento, decidendo di non aprire alcuna indagine.
Dal punto di vista prestazionale, inoltre, il comportamento dell’ala non rappresentava un vantaggio. Al contrario, il ritardo nella chiusura comprometteva l’equilibrio aerodinamico della monoposto nella fase cruciale prima della frenata, causando una perdita di performance piuttosto che un guadagno.
Cos’è successo all’ala Mercedes durante il GP di Cina
Durante il weekend di Shanghai, il fenomeno era apparso evidente soprattutto in alcune zone della pista, come la staccata di curva 13, dove l’ala mostrava una transizione irregolare: inizialmente rapida, poi più lenta, con una sorta di breve “pausa” prima del completamento della chiusura. In altri punti, invece, il sistema funzionava correttamente, con un passaggio quasi istantaneo tra le due configurazioni.
Questa variabilità aveva sollevato interrogativi sia sul rispetto del limite regolamentare sia sulla logica di funzionamento del sistema. L’analisi dei filmati, effettuata anche attraverso il conteggio dei frame, suggeriva infatti che in alcuni casi il tempo di transizione potesse avvicinarsi o superare la soglia consentita, pur con un inevitabile margine di incertezza.
Alla fine, però, la spiegazione è risultata molto più semplice del previsto: nessuna zona grigia regolamentare, ma un problema tecnico legato alla gestione della pressione idraulica. Un errore corretto rapidamente, che ha chiuso il caso senza conseguenze disciplinari.