F1 | Regolamento parco chiuso, ecco cosa cambia
La FIA introduce una nuova modifica al regolamento Sportivo 2026 di Formula 1 inerente al Parco Chiuso. Ecco cosa cambia e in quali particolari condizioni.

La Federazione Internazionale ha introdotto un correttivo importante al Regolamento Sportivo 2026: in presenza di un concreto rischio di pioggia, il regime di Parco Chiuso potrà essere parzialmente sospeso prima delle sessioni decisive del weekend.
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Parco Chiuso più flessibile se scatta l’allerta meteo
La nuova disposizione prevede che, fino a due ore prima della Sprint Qualifying o delle qualifiche del Gran Premio, il direttore di gara possa dichiarare ufficialmente il “Rain Hazard”. La condizione necessaria è che Météo-France – il servizio meteorologico di riferimento per la Federazione – indichi una probabilità di precipitazioni superiore al 40% in qualsiasi momento della Sprint o della gara.
Si tratta di un cambiamento rilevante rispetto al passato. Fino ad oggi, una volta concluse le qualifiche, le monoposto entravano in regime di Parco Chiuso e qualsiasi intervento tecnico significativo comportava la partenza dalla pit lane. In situazioni di meteo incerto, i team erano quindi costretti a prendere decisioni d’assetto basandosi esclusivamente sulle previsioni, senza possibilità di correggere il tiro qualora lo scenario fosse mutato.
Con la nuova norma, invece, in caso di dichiarazione ufficiale di rischio pioggia, le squadre potranno intervenire sulle vetture per adattarle a condizioni di bagnato senza perdere la posizione conquistata in griglia.
Cosa si può modificare
La flessibilità introdotta non è illimitata. Proprio per evitare un ritorno alle cosiddette “qualifying car” – configurazioni esasperate pensate esclusivamente per il giro secco, pratica che in passato includeva l’utilizzo di motori con durata estremamente ridotta e costi fuori controllo – il dipartimento tecnico della FIA ha emesso una direttiva specifica (FIA-F1-DOC-080).
Secondo le informazioni disponibili, gli interventi autorizzati riguarderebbero esclusivamente:
- altezze da terra
- incidenza delle ali
Si tratta di regolazioni che non comportano costi aggiuntivi in termini di componentistica, ma che possono incidere in modo significativo su stabilità e sicurezza in condizioni di pista bagnata.
Sicurezza al centro della scelta
L’attenzione alla sicurezza è un elemento chiave della decisione. Le monoposto di nuova generazione, caratterizzate da un fondo piatto molto esteso e da un’aerodinamica particolarmente efficiente, possono risultare più esposte al fenomeno dell’aquaplaning in presenza di grandi quantità d’acqua.
In queste circostanze il fondo può iniziare a “galleggiare”, riducendo il carico verticale effettivo sulle ruote anteriori. La conseguenza è una perdita di aderenza e di direzionalità, con rischi evidenti soprattutto alle alte velocità.
L’intervento regolamentare va quindi nella direzione di offrire ai team uno strumento tecnico per adeguare l’assetto in modo mirato, limitando i pericoli senza riaprire la porta a eccessi prestazionali o a una nuova escalation dei costi.
Cos’è il Parco Chiuso in Formula 1
In Formula 1 il Parco Chiuso è il regime regolamentare che congela le monoposto dopo una determinata sessione (normalmente al termine delle qualifiche), impedendo ai team di apportare modifiche sostanziali all’assetto fino alla gara.
L’obiettivo è duplice: da un lato garantire equità sportiva, dall’altro evitare che le squadre preparino configurazioni estreme dedicate solo al giro secco per poi trasformare radicalmente la vettura in vista del Gran Premio.
Tradizionalmente, il Parco Chiuso scatta al termine delle qualifiche (o della Sprint Qualifying nei weekend Sprint). Da quel momento le monoposto devono rimanere sostanzialmente identiche fino alla partenza della gara.
I team possono effettuare solo operazioni limitate e autorizzate, come:
- sostituzioni con componenti equivalenti
- interventi di manutenzione ordinaria
- regolazioni minori consentite dal regolamento
Qualsiasi modifica non permessa comporta normalmente la partenza dalla pit lane.
Perché esiste
L’introduzione del Parco Chiuso risponde a esigenze ben precise:
- evitare le “qualifying special”, cioè vetture ottimizzate solo per un giro
- contenere i costi, impedendo l’uso di componenti estremi a vita brevissima
- mantenere coerenza prestazionale tra qualifica e gara
In passato infatti era comune vedere configurazioni molto diverse tra sabato e domenica, con motori e assetti spinti al limite per la qualifica e poi completamente rivisti per la corsa.




